GIOVEDI’ 29 GENNAIO 2026 ORE 18 – Sala Ronco presso il Centro Láadan , via Vanchiglia 3 Torino
Casa delle Donne e Biblioteche delle Donne di Láadan, per il ciclo Voci e Scritture di Donne, presentano PICCOLE DONNE, UOMINI E NO perduti, tra le pagine, poesie dorsali scritte e illustrate da ANNA CRIVELLARO, Buckfast Edizioni, 2024
Come se fossero versi poetici, Anna Crivellaro ha cucito tra loro i titoli di libri letti: romanzi, saggi, fumetti, poesie, fiabe, manuali…In questo modo hanno preso corpo suggestioni, sogni, desideri, pensieri, flashback, invettive e microstorie. Il titolo dei libri ripreso dal dorso diventa il verso di una poesia dorsale…
La Federazione Láadan, Centro culturale e sociale delle donne, presenta: Archivi femministi a Torino, convegno a cura di Archivio delle Donne in Piemonte,Casa delle Donne di Torino, Centro Studi e Documentazione Pensiero Femminile, in collaborazione con il Dipartimento di Studi Storici dell’Università degli Studi di Torino. Martedì 16 dicembre 2025 ore 10.00-14.00 , Auditorium Guido Quazza, Università degli Sudi, Via Sant’Ottavio 20, Torino.
Lettera aperta ai/alle parlamentari europei. Trasferire i fondi dalla guerra alla pace
Egregi/e componenti del Parlamento europeo,
la prossima settimana sarete chiamati a votare su una questione cruciale, il bilancio 2026, e altri voti e negoziati importanti sono in programma o già in corso, tra cui il prossimo bilancio a lungo termine dell’UE (QFP 2028-2034) e una serie di “pacchetti omnibus”, ovvero processi di deregolamentazione. Tutte queste proposte prevedono aumenti massicci della spesa militare e regali all’industria degli armamenti. Vi chiediamo con forza di opporvi a queste mosse pericolose e di reindirizzare le risorse verso politiche di pace autentiche.
Siamo Stop ReArm Europe, una coalizione di oltre 800 organizzazioni e movimenti della società civile di tutta Europa, che rappresentano una varietà di settori e/o contesti politici, e abbiamo qualcosa in comune.
Vogliamo una sicurezza autentica, ovvero una sicurezza incentrata sui bisogni umani quali la sicurezza ambientale e climatica, la sicurezza alimentare ed economica, la sicurezza sociale e sanitaria, la sicurezza comunitaria e politica, per gli europei e per tutti i cittadini del mondo.
Vogliamo una pace trasformazionale e giusta che includa le condizioni necessarie per il prosperare delle società, quali l’affrontare le cause profonde dei conflitti, il buon governo, la libertà e la promozione del potenziale creativo umano.
In breve, una sicurezza comune sia per gli Stati che per i popoli.
In qualità di attori della società civile, siamo più determinati che mai a fare tutto ciò che è in nostro potere per realizzare questo obiettivo, ma non possiamo farlo da soli.
Abbiamo bisogno del vostro aiuto in qualità di decisori politici; abbiamo bisogno del vostro aiuto per fare dei valori universali dei diritti umani e del diritto internazionale i principi guida delle politiche dell’UE e per porre fine a decenni di pratiche basate su due pesi e due misure che sono diventate così evidenti negli ultimi anni.
La stessa storia dell’integrazione europea la rende particolarmente vulnerabile all’influenza indebita degli interessi delle imprese, come dimostrato da numerose relazioni, e le politiche di riarmo non fanno eccezione a questa regola, anzi, è proprio il contrario.
La discreta ma potente attività di lobbying dell’industria degli armamenti ha svolto un ruolo decisivo nell’adozione dei primi sussidi dell’UE dieci anni fa e da allora la sua influenza sulle politiche europee sia militari che civili ha continuato a crescere. I budget destinati alle attività di lobbying delle dieci maggiori aziende produttrici di armi sono aumentati del 40% tra il 2022 e il 2023. Solo nel 2025 (fino a ottobre), la Commissione ha incontrato 89 volte i lobbisti dell’industria degli armamenti per discutere di riarmo e geopolitica, e solo 15 volte i sindacati, le ONG o gli scienziati sugli stessi argomenti. Nel frattempo, i membri del Parlamento europeo hanno incontrato la lobby delle armi 197 volte tra giugno 2024 e giugno 2025, rispetto alle 78 volte dei cinque anni precedenti. Di conseguenza, il cosiddetto piano di “prontezza alla difesa” per la presunta autonomia europea si riduce in ultima analisi a sovvenzionare grandi aziende militari, spesso internazionali, a incrementare la produzione e ad aumentare le vendite di armi, comprese le esportazioni al di fuori dell’Europa.
Il pacchetto “difesa omnibus” segue la stessa logica, in quanto deregolamenta ulteriormente le norme sociali e ambientali, nonché gli standard etici e di esportazione di armi, distoglie risorse dai programmi civili come la politica di coesione e stravolge i principi della finanza sostenibile, il tutto nell’interesse del settore degli armamenti. Quando sarà abbastanza per l’industria degli armamenti?
Oltre a indebitare l’Europa, e quindi i suoi cittadini, a vantaggio dell’industria degli armamenti e di un modello economico estrattivo e iniquo, i piani di riarmo sottraggono risorse finanziarie, umane e politiche alla sicurezza umana, dalla prevenzione e dalla risoluzione pacifica dei conflitti e dalle grandi sfide che l’umanità deve affrontare, dal cambiamento climatico alla perdita di biodiversità o alla crisi sanitaria, solo per citarne alcune.
E la proposta per il prossimo quadro finanziario compie un ulteriore passo in questa direzione, poiché prevede un aumento di cinque volte del bilancio destinato direttamente alle politiche di difesa e spaziali, oltre a programmi civili ampiamente aperti all’industria degli armamenti. Con il bilancio complessivo dell’UE che rimane praticamente stabile, ciò comporta necessariamente una diversione delle risorse finanziarie precedentemente destinate alle politiche civili, anche se la profonda ristrutturazione del QFP (Quadro Finanziario Pluriennale) rende molto difficile identificare trasferimenti specifici.
Nel complesso, il piano ReArm Europe del marzo 2025, insieme a tutte le politiche precedenti e successive ad esso correlate, è destinato al fallimento perché rafforzerà essenzialmente l’insicurezza europea e globale, alimenterà la corsa globale agli armamenti – che a sua volta alimenta i conflitti armati – ed esacerberà il cambiamento climatico e il danno ambientale, data l’impronta di carbonio e ambientale delle forze armate.
È questo il futuro che voi e noi desideriamo per la prossima generazione? Noi no, e siamo convinti che nemmeno voi lo desideriate.
Ci sono una serie di misure concrete e decisioni che potete adottare nelle prossime settimane e nei prossimi mesi per iniziare a preparare un futuro migliore. In particolare, vi esortiamo a:
Respingere il bilancio 2026 nella votazione plenaria della prossima settimana e chiedere:
– di riavviare con urgenza i negoziati per ridurre i sussidi all’industria degli armamenti e aumentare gli stanziamenti destinati alla diplomazia e alla prevenzione e risoluzione pacifica dei conflitti;
– la fine di tutte le clausole di esenzione che impediscono il normale controllo parlamentare su tutti i programmi relativi al settore militare.
Difendere le norme sociali e ambientali nonché gli standard etici opponendosi alle diverse proposte dell’«omnibus per la difesa», in particolare:
Respingere l’attuale proposta del prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP 2028-2034) per quanto riguarda i seguenti aspetti:
– respingere il Fondo per la competitività che stanzia 130 miliardi di euro per le armi e lo spazio militarizzato
– respingere la diversione di programmi civili, in particolare la ricerca civile come Horizon, nonché i programmi digitali, di mobilità, di coesione e altri, per scopi militari
– riassegnare tali fondi al rafforzamento della diplomazia e degli aiuti esterni, con una chiara attenzione alla lotta contro il cambiamento climatico, la povertà e la disuguaglianza, nonché alla tutela dei diritti umani e dell’ambiente, e un sostegno risoluto e coerente alla risoluzione pacifica dei conflitti con il coinvolgimento delle donne, dei giovani e delle comunità emarginate.
Se desiderate interagire e discutere con noi delle questioni sollevate in questa lettera, vi preghiamo di contattarci all’indirizzo contact@stoprearm.org . Saremo lieti di organizzare incontri online in cui potrete scambiare con molti di noi le vostre opinioni, speranze e progetti per la pace.
Vi ringraziamo per l’attenzione e restiamo in attesa di un vostro riscontro.
Casa delle Donne, Biblioteche delle donne di Láadan, Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane.
.Giovedì 27 novembre ore 17,30.
Láadan Centro culturale e sociale delle donne, Sala Incontri Caterina Ronco – Via Vanchiglia 3 – Torino.
A partire dal libro Attraversare la notte. Racconti dall’Afghanistan dei talebanidi Cristiana Cella, Altreconomia edizioni, 2025.
Aggiornamenti e riflessioni sulla situazione delle donne in Afghanistan oggi.
Interviene Anna Santarello (C.I.S.D.A.).
Letture dal libro di Cristiana Cella a cura di Bixhilda Shqalsi.
La vita delle donne, in Afghanistan, è per noi inconcepibile, ci lascia senza parole. Ma l’indignazione dell’Occidente dura poco, si spegne rapidamente, Nessuna responsabilità. Nessuna azione. Cosi l’indifferenza cancella, assopisce, acceca. I talebani ci contano.” . “Che debbano vivere mendicando, facendo le spie per i talebani, raccogliendo bacche di ginepro sui monti, combattendo la violenza dei mariti nelle grotte si Bamiyan o insegnando quello che sanno nelle scuole segrete, tutte, in fondo a ogni vittoria e a ogni sconfitta trovano la forza di resistere all’annullamento e, sempre, di ricominciare.E tutte, nella notte afghana, sono innumerevoli radianze”
Il 27 settembre 2025 la Rete per l’autodeterminazione Più di 194, di cui la Casa delle Donne fa parte, ha tenuto una partecipata assemblea pubblica nella quale è stato reso pubblico un Libro bianco sulla rendicontazione che da conto della attribuzione e e delle modalità di distribuzione della prima annualità (2022) del “Fondo vita nascente”, deliberato dalla Regione Piemonte su proposta dell’assessore Marrone (Fratelli d’Italia). E’ stata una giornata di confronto con studiose, professioniste della sanità, rappresentanti istituzionali e sindacali per far emergere proposte concrete e alternative più giuste, trasparenti e universali a tale provvedimento. Sotto il pretesto di rimuovere le cause economiche che impediscono la maternità dando piena realizzazione a un articolo della legge 194 , il fondo vita nascente da’ fondi ad associazioni antiabortiste, che hanno nei propri statuti l’opposizione alla legge 194(!), che vengono distribuiti in modo discrezionale e non trasparente: è in realtà un attacco all’autodeterminazione delle donne.
il Libro Bianco sul Fondo Vita Nascente, frutto di un monitoraggio civico basato su accesso agli atti e analisi delle rendicontazioni, mette in luce dati e criticità, offrendo spunti di riflessione e di lotta contro le politiche regionali in materia di maternità e genitorialità. Vuole essere uno strumento di mobilitazione collettiva, capace di difendere i diritti e l’autodeterminazione delle donnee di promuovere un reale sostegno alla genitorialità consapevole.
DONИE 20/80 + – Generazioni di donne si raccontano, a cura di Laura Onofri, Golem Edizioni, 2025,
Presentano Milena Boccadoro e Simonetta Rho, SeNonOraQuando?Torino ,
Intervengono Maria Antonietta Macciocu e Elena Variara – narratrici, Mercoledì 8 ottobre 2025, ore 18, Sala Ronco, Láadan centro culturale e sociale delle donne, Via Vanchiglia 3, Torino
“Con donne 20/80+ diamo voce a donne di età diverse dai 20 agli 80 anni e più. Un’occasione di incontro e condivisione di storie ed esperienze tra generazioni, che arricchisce tutte. Ad ogni appuntamento cinque narratrici, una per decade dai 20 anni in su, leggono un loro racconto ispirato allo stesso tema comune che fa da filo conduttore. Brevi testi costruiti con ricordi, successi o insuccessi, sfide vinte o perse (…) In questo volume abbiamo raccolto i testi delle narratrici (…) I video dei racconti presentati in 10 incontri che si sono tenti nel corso degli anni 2023 e 2024 sono tutti disponibili sul canale YouTube di SeNonOraQuando?Torino “
Foto di Alejandro Martínez Vélez – Europa Press – Archivo
Il 1 luglio Francesca Albanese, la giurista italiana Relatrice speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi, ha presentato il suo ultimo rapporto con il titolo “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”. Nel documento denuncia la responsabilità della aziende private di tutto il mondo fortemente compromesse economicamente nel genocidio a Gaza e nelle politiche di occupazione in Cisgiordania con distruzione di villaggi palestinesi e continuo allargamento delle colonie illegali israeliane.
Immediatamente l’amministrazione USA di Donald Trump ha attaccato il rapporto, chiedendo addirittura la rimozione di Francesca Albanese dall’incarico di relatrice speciale.
La colpa di Albanese è quella di dire la verità su quanto sta facendo il governo israeliano dei confronti dei Palestinesi e, soprattutto, di denunciare i vergognosi interessi economici delle aziende occidentali che ruotano intorno alle azioni militari israeliane e statunitensi. L’accusa pretestuosa rivoltale, ovviamente, è quella di “antisemitismo”…
Di fronte ai vergognosi attacchi di cui è oggetto,
ESPRIMIAMO A FRANCESCA ALBANESE TUTTA LA NOSTRA SOLIDARIETÀ.
Condividiamo in proposito le parole che Anna Foa, storica, studiosa e profonda conoscitrice dell’antisemitismo, ha scritto sul suo profilo Facebook:
“Vorrei esprimere la mia piena solidarietà a Francesca Albanese per l’indegna persecuzione contro di lei a cui ora si è aggiunto perfino il presidente degli Stati Uniti. E vorrei anche ricordare a quanti esitano a sostenerla perché non d’accordo su tutte le sue posizioni, che se lasciamo passare questa enormità oggi, queste ridicole accuse rivoltele di antisemitismo, di sostegno al terrorismo, di guerra economica contro l’Occidente, saranno in pericolo domani tutte le nostre libertà di esprimerci, di affermare ciò che pensiamo, di scriverlo. Tutti potremo essere accusati di tutto. Solidarietà a Francesca!“.
Gaza, ancora, perché non possiamo smettere. Perciò, care amiche e cari amici, sabato 14 giugno saremo di nuovo in Piazza Carignano. Neanche oggi, davanti al silenzio vergognoso di tanti governi e potenti del mondo, possiamo smettere di ascoltare e di dar voce a chi ci parla da questo massacro, malgrado il dolore e le difficoltà in cui si trova.
Così scrive Alia Shamlakh “SONO DI GAZA, DOVE LA TENACIA NON MUORE” (Il Manifesto del 6 giugno 2025). Vi aspettiamo sabato 14 giugno, dalle 11 alle 12, in Piazza Carignano per la presenza di pace. Le Donne in Nero di Torino
Mercoledì 11 giugno 2025, incontro sul libro Donne ribelli, madri coraggiose di Ugo Zamburru. Sala Ronco, Centro culturale e sociale delle donne. Via Vanchiglia 3 – Torino
“L’Autore cammina con le donne che in America Latina e in Italia non si arrendono a quel veleno mortale che sono l’ingiustizia e il capitalismo che soffocano il pianeta impedendogli di respirare. Seguendo le loro tracce conosce e vive la loro determinazione nel trasformare la paura, la rabbia, l’impotenza e il dolore individuale in potente azione collettiva di lotta e trasformazione. Un pieno di speranza che ci permette di trovare una bussola nelle barbarie del mondo. “L’unica lotta che si perde è quella che si abbandona” ammoniscono queste donne (…)”
Ugo Zamburru, nasce a Torino nel 1954. Psichiatra seguace del pensiero di Basaglia per una psichiatria critica legata alle dinamiche socio-politiche, lavora per trentasei anni nel servizio pubblico. Fonda con amici il Caffè Basaglia, Circolo Arci che dal 2007 al 2020 inserisce pazienti psichiatrici nel lavoro. Presidente Arci Torino nel 2013. Appassionato di America Latina, milita nel mondo dei movimenti.
Riprendiamoci la vita. La salute in mano alle donne. Dai consultori autogestiti alla medicina di genere. Incontro e installazione artistica. A cura della Casa delle Donne di Torino – Giovedì 5 giugno ore 17.30 – Sala Ronco –Láadan, centro culturale e sociale delle donne – Via Vanchiglia 3, I piano, Torino –
Ne parliamo con: Anna Cagna, Casa delle Donne, GiovannaCuminatto, Casa delle Donne , Tommasina Giuliasi, artista visiva, Valentina Donvito, medica internista, Tullia Todros, già Professoressa Ordinaria di Ginecologia e Ostetricia Università Torino –
Le femministe si sono sempre occupate e preoccupate del proprio corpo e della propria salute, consce che il patriarcato impone il suo modello in tutti i campi, compresa la scienza medica. Per questo il Movimento delle donne negli anni ’70, a partire dalla critica all’autoritarismo patriarcale della casta medica, ha scelto come pratica politica, la gestione di consultori autogestiti: spazi accoglienti dove poter conoscere se stesse e poter prendere la parola pubblica sul proprio corpo e sulla propria salute e dove cercare alleanze con giovani mediche e medici per orientare la medicina verso tecniche più appropriate per le donne. Da quella esperienza di autogestione collettiva, primo pionieristico passo verso la costruzione di una medicina di genere, ancora oggi si possono trarre indicazioni utili, sia in termini di contenuti che di metodologie, per la cura di sé e delle/degli altre/i. – Diretta Facebook sulla pagina Fb di Láadan
L’evento è inserito nel calendario ufficiale di Archivissima, il Festival dedicato agli Archivi.